logo eni

Il logo Eni è un marchio che siamo abituati a vedere molto spesso, sia all’interno delle pubblicità che, ogni giorno, mentre siamo in auto. È possibile dire che il logo Eni sia tra quelli più riconoscibili circa il mondo dei motori e della benzina.

Scopriamo la storia della sua nascita e cerchiamo di scoprirne i segreti. Quando si crea un marchio distintivo si deve pensare alla sua memorabilità, ma includervi anche un pizzico di tradizione.

Il logo della Eni è sicuramente riuscito in questo intento.

Leader del mercato per molti anni, Eni riveste un vero e proprio ruolo centrale nella vendita al consumatore della benzina.

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Indice

logo eni oggi

La storia di Eni

L’azienda petrolifera Eni nasce nel 1953, dopo la nazionalizzazione dell’industria petrolifera da parte del governo italiano.

Inizialmente l’Eni si concentra sulla produzione di idrocarburi, ma ben presto inizia a espandersi anche nella distribuzione di carburante per auto.

Negli anni ’60 l’azienda apre le prime stazioni di servizio, e negli anni ’70 inizia a espandersi anche all’estero.

Oggi Eni è una delle maggiori aziende petrolifere al mondo, e gestisce una rete di distributori di benzina in molte parti del mondo. É una delle aziende più grandi al mondo nel settore dell’energia, con un fatturato di quasi 350 miliardi di dollari.

C’è anche da dire che è molto diversa da come era quando è nata: non produce più petrolio, bensì si occupa di fornire energia elettrica, gas e raffinazione.

Nata nel 1953 come ente statale, l’Eni ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’industria italiana. La sua storia si lega, ovviamente, indissolubilmente con quella del suo logo, vediamone quindi il significato.

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Storia del logo Eni

Il cane a sei zampe di Eni e di Agip inizia la sua storia nel 1952 per diventare uno dei marchi più conosciuti a livello globale.

In quell’anno il vice presidente dell’Agip Enrico Mattei decide di avviare la creazione di un logo, di un marchio che potesse fungere da spinta ai due nuovi prodotti immessi nel mercato: supercortemaggiore, una benzina, e Agipgas, un metano.

Come decide di crearlo Enrico Mattei? Non si rivolge a uno studio grafico, ma indice un concorso, con un montepremi di 10 milioni di lire, crea una giuria apposita e seleziona ogni singolo invio personalmente.

Il vincitore del concorso è Giuseppe Guzzi, un grafico milanese, che rifinisce l’idea originale di Luigi Broggini e la presenta a concorso.

Ecco che nasce il cane a sei zampe: un logo molto efficace che secondo la volontà dell’autore includeva la forza, la fedeltà e la velocità nell’immagine del cane.

Curiosità: le sei zampe del cane rappresentano le gomme dell’auto, quattro, mentre le altre due sono le gambe del guidatore.

primo logo eni

In questo modo è nato uno dei marchi più riconoscibili dell’Italia all’interno del mondo. Il cane così allungato generava l’idea di velocità ed era capace di sputare le fiamme dell’industria petrolifera.

Sorge così qualcosa che senza grandi rimaneggiamenti arriva fino ai giorni nostri.

Dieci anni dopo, infatti l’azienda decide di ridisegnare la propria identità e chiede aiuto allo studio grafico Unimark e a Bob Noorda, storico grafico. Il logo però aveva già una sua forte identità e così si decide per un restyling che ne mantenga le qualità.

Si decide solo di ridefinire il cane a sei zampe, di renderlo leggermente meno affusolato e si inserisce un pizzico di colore: giallo per la ridefinizione del logo e rosso per colorare le fiamme. Questo logo viene ufficializzato nel 1968 e utilizzato in tutte le stazioni di servizio nel 1972.

logo eni 1972

Nel 1998 l’azienda Eni subisce una nuova trasformazione, diventa una società per azioni (SPA), viene quotata in borsa e decide di slegare la propria immagine da quella delle stazioni di servizio ed è così che Bob Noorda è chiamato a rivedere il logo.

Rimane il cane a sei zampe, rimane il riquadro giallo, ma compare la scritta Eni, un piccolo tratto rosso divide logo e logotipo. Il tutto viene reso più rigoroso e deciso.

logo eni 1998

Nel 2010 si interviene con una nuova rivisitazione dell’identità visiva, ma questa volta si mira a creare qualcosa di meno rigoroso,  improntato verso il futuro e la modernità, verso le azioni che l’azienda intende intraprendere per mantenere il proprio posto di prestigio nel settore internazionale.

È per questo che il cane esce dalla cornice gialla, quasi come se avesse un vero e proprio bisogno di libertà.

Il tratto del font è più amichevole, meno rigido e scompare anche la netta divisione tra logotipo e logo, identificata da quella sottile linea rossa, capace da sola di mettere un vero e proprio stop visivo.

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